«... In quell’epoca mi sono allenato a un solo Kata per molti mesi, e perfino per molti anni. Dovevo continuare, senza sapere per quanto tempo, fino a che il mio maestro non diceva “Si”. E il maestro non diceva mai “Si” prima che giungessi a qualcosa di essenziale dissimulato nel Kata. Per questo la durezza dell’allenamento è difficile da descrivere. Il maestro Azato non mi toglieva mai gli occhi di dosso per tutto il tempo degli allenamenti nel suo giardino. Era tuttavia già molto anziano… Quando terminavo un Kata mi diceva solo “bene”, “si” o “ancora”, senza mai un complimento. Dovevo solo continuare a ripetere senza fine la stessa cosa, inzuppato di sudore. A fianco del maestro seduto c’era sempre appoggiata una lampada a petrolio, il cui chiarore pareva affievolirsi, e talvolta mi accadeva di non percepirlo più a causa della fatica. L’allenamento proseguiva fino all’alba ...»
(G. Funakoshi, Il Karate, il mio stile di vita)
